Ep. 9/ La relazione con la rabbia

 

Il rapporto che abbiamo con la rabbia rivela quanto ci sentiamo autorizzati a esistere davvero. Tra il timore di esprimerla, l’impulso di farla esplodere e il bisogno di reprimerla, imparare a riconoscerla e darle una voce consapevole è un passaggio essenziale per trasformarla da forza distruttiva a energia che chiarisce, protegge e guida.

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EP.9 / La relazione con la rabbia
Dott.ssa Maria Rostagno

 

Dal mio punto di vista, la rabbia è forse l'emozione più temuta, fraintesa e quindi evitata

Ci hanno insegnato che "non si deve essere arrabbiati", che la rabbia è brutta, pericolosa, distruttiva. Soprattutto alle donne viene insegnato che devono essere dolci, mai aggressive. Agli uomini, invece, viene spesso concessa solo questa emozione, cioè possono essere arrabbiati ma non tristi, affaticati o vulnerabili. 

Il risultato è che si ha un rapporto profondamente distorto con questa emozione: chi la reprime fino ad ammalarsi, chi la agisce impulsivamente, chi la rivolge contro sé stesso.

Sigmund Freud (neurologo e psicoanalista austriaco, 1856-1939) riconobbe dopo la Prima Guerra Mondiale l'esistenza di una pulsione aggressiva potente quanto quella sessuale. Per Freud, questa aggressività è costitutiva dell'essere umano: il problema non è avere rabbia, anzi, diventa importante cosa ne facciamo di quella rabbia

Melanie Klein (psicoanalista austriaca, 1882-1960) mostrò come già il neonato provi rabbia intensa quando i suoi bisogni non vengono soddisfatti. Il problema sorge quando questa rabbia non può essere integrata, quando il bambino viene punito ogni volta che la mostra: impara che la rabbia è pericolosa, inaccettabile, da nascondere a tutti i costi. Ma la rabbia ha una funzione: è un segnale che qualcosa non va, che un confine è stato violato. Leslie Greenberg (psicologo canadese, 1945-) distingue tra rabbia “primaria”, quella sana che ci protegge e ci dà energia per stabilire confini, e rabbia "secondaria" che maschera emozioni più vulnerabili come dolore, paura, vergogna. Spesso la rabbia è più facile da sentire della vulnerabilità: ci fa sentire forti invece che deboli.

Harriet Lerner (psicologa americana, 1944-) ha descritto come molte persone, cresciute per essere sempre accoglienti e mai aggressive, abbiano imparato a trasformare la rabbia in altro: depressione, ansia, somatizzazioni. La rabbia non scompare, si nasconde nel corpo, emerge in modi indiretti come lamentele continue o passivo-aggressività. Quando è profondamente repressa, si trasforma in quella che Freud chiamava "aggressività rivolta contro il Sé": invece di essere arrabbiati con chi ci ha ferito, diventiamo furiosi con noi stessi. Questa autoaggressività è alla base di molte forme di sofferenza: depressione, autolesionismo, disturbi alimentari.

È importante compiere una distinzione sostanziale: sentire rabbia intensa è normale e legittimo, agire violentemente contro gli altri no. La rabbia può essere espressa, anche con forza, senza diventare violenza. 

 

Ep. 9/

La relazione con la rabbia

 

Dire "Sono furioso per quello che hai fatto" è espressione di rabbia; urlare insulti o picchiare è violenza.

Gli studi neuroscientifici hanno mostrato cosa succede nel cervello durante la rabbia intensa: l'amigdala si attiva fortemente mentre la corteccia prefrontale si disattiva parzialmente. È possibile però imparare a riconoscere i segnali precoci e allontanarsi dalla situazione prima di perdere il controllo.

Marshall Rosenberg (psicologo americano, 1934-2015) con la "Comunicazione Non Violenta" ha proposto un modo diverso: dietro ogni rabbia c'è un bisogno insoddisfatto. Invece di attaccare ("Sei un egoista!"), possiamo comunicare il bisogno sottostante: "Quando fai questo, mi sento ferito perché ho bisogno di essere ascoltato". Questo non significa reprimere la rabbia, ma attraversarla per arrivare a ciò che si cela sotto.

Una relazione sana con la rabbia richiede equilibrio.

Significa riconoscere che provare rabbia è normale, umano: non qualcosa di cui vergognarsi. Significa imparare a distinguere la rabbia sana e protettiva da quella distruttiva. Significa trovare modi di esprimerla che non feriscano gli altri né noi stessi: parlare invece che urlare, stabilire confini invece che attaccare, allontanarsi quando l'attivazione è troppo alta.

Significa anche riconoscere quando la rabbia maschera emozioni più vulnerabili e avere il coraggio di sentire il dolore, la paura, la vergogna che copre. La rabbia può essere fuoco distruttivo che brucia tutto, ma può anche essere fuoco che illumina e trasforma.


 
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