Ep. 8/ La relazione con il denaro

 

Il modo in cui viviamo il denaro racconta molto di chi siamo. Tra sicurezza, desiderio e riconoscimento, sviluppare consapevolezza aiuta a usarlo come strumento senza lasciare che definisca il nostro valore.

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EP.8 / La relazione con il denaro
Dott.ssa Maria Rostagno

 

Poche cose rivelano tanto di noi quanto il nostro rapporto con il denaro. Come lo guadagniamo, lo spendiamo, lo conserviamo, lo neghiamo o lo desideriamo racconta storie profonde sulla nostra identità, sulle nostre paure, sui nostri bisogni. Il denaro è simultaneamente il più concreto e il più simbolico degli oggetti: banconote che si possono toccare e fantasie di sicurezza, potere, libertà, amore che non si possono comprare ma che cerchiamo disperatamente di acquistare.

Sigmund Freud (neurologo e psicoanalista austriaco, 1856-1939) notò che persone estremamente avare e controllanti avevano spesso vissuto un'infanzia molto rigida. Capì che intorno ai 2-3 anni il bambino sperimenta per la prima volta il potere di trattenere o lasciare andare. Se questo momento viene vissuto con troppa pressione, da adulto trattenere il denaro diventa un modo per sentirsi al sicuro e potenti.

Sándor Ferenczi (psicoanalista ungherese, 1873-1933) allievo di Freud, osservò come i bambini imparino gradualmente a dare valore alle cose e il concetto di scambio: posso dare qualcosa di mio e ricevere qualcosa in cambio attribuendo a tutto questo del valore “concreto”. Ma quando questo avviene in un clima di manipolazione - "ti voglio bene solo se obbedisci", "ti compro il regalo solo se prendi buoni voti” - il denaro si confonde con l'amore. Da adulti, queste persone possono accumulare denaro come se fosse affetto da conservare, o sperperarlo cercando disperatamente di sentirsi amati.

 

Ep. 8/

La relazione con il denaro

 

Melanie Klein (psicoanalista austriaca, 1882-1960) aggiunse che chi è dominato dall'invidia vive la ricchezza altrui come un'offesa personale, mentre chi ha sviluppato gratitudine può dare e ricevere senza manipolazione. Nella società contemporanea, come aveva intuito Georg Simmel (filosofo e sociologo tedesco, 1858-1918), il denaro è diventato il "dio moderno": la misura universale del valore. Quanto guadagno, che macchina ho, in che quartiere vivo sono diventati i modi per dire "valgo", "sono riuscito".

Eva Illouz (sociologa israeliana, 1961-) descrive la nostra epoca come caratterizzata dal "capitalismo emotivo": anche i sentimenti vengono mercificati, si compra la felicità attraverso esperienze, i social media espongono costantemente il successo economico altrui. In questo clima diventa quasi impossibile separare il valore economico dal valore personale, e chi non riesce economicamente viene caricato di vergogna, come se la povertà fosse un fallimento morale.

Il denaro però non è solo simbolo psicologico: è anche concretamente potere. Averlo significa avere scelte, non averlo significa vulnerabilità. Ma se diventa l'unica fonte di sicurezza e valore, non sarà mai abbastanza. Una relazione sana con il denaro richiede consapevolezza: riconoscere quali messaggi abbiamo ricevuto nell'infanzia, distinguere bisogni reali da simbolici, sviluppare la capacità di dare e ricevere senza manipolazione. Il denaro è uno strumento: l'equilibrio sta nell'usarlo senza esserne usati, rispettandone l'importanza pratica senza fargli definire chi siamo.


 
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