Ep. 5 / La relazione con il nostro corpo
Il corpo custodisce la nostra storia emotiva. Scopri come imparare ad ascoltarlo, riconoscerne i segnali e trasformare il rapporto con lui in uno spazio di cura e rispetto.
ASCOLTA SUBITO
Quando parliamo di relazioni, raramente ci soffermiamo a pensare al legame più intimo e costante che abbiamo: quello con il nostro corpo.
Il legame con il corpo, lo diamo per scontato, eppure, il corpo è il primo territorio relazionale, il luogo dove si iscrivono le nostre esperienze emotive, i traumi, le gioie e i conflitti.
Mélanie Klein (psicoanalista austriaca, 1882-1960) ha descritto come le prime esperienze corporee vengano integrate attraverso la relazione con le figure di accudimento, costruendo le fondamenta della nostra identità corporea. Didier Anzieu (psicoanalista francese, 1923-1999) ha approfondito questa intuizione con il concetto di Io-pelle: il corpo rappresenta una membrana psichica che contiene, protegge e definisce i limiti dell'identità. Quando questa "pelle psichica" è danneggiata da traumi o cure inadeguate, la relazione con il proprio corpo si spezza: una persona può guardarsi allo specchio e non riconoscersi, può sentire il proprio corpo come un nemico da combattere anziché come una parte di sé, può perdere la capacità di sentire i propri segnali corporei come fame, stanchezza o dolore.
Nei casi più estremi, questa frattura può portare all'autolesionismo: tagliarsi, bruciarsi, procurarsi ferite diventa un tentativo disperato di ristabilire un confine quando ci si sente frammentati, di esprimere attraverso il dolore fisico una sofferenza emotiva che non trova parole, o di riappropriarsi di un corpo vissuto come estraneo o "colpevole" dopo traumi subiti.
Ep. 5/
La relazione con il nostro corpo
Questa frattura dell'Io-pelle si manifesta in molti modi nella vita adulta. Susan Bordo (filosofa femminista americana, 1947-) ha analizzato come nella società contemporanea il corpo sia diventato oggetto di culto e controllo ossessivo, fino agli estremi dei disturbi alimentari, dove il corpo viene vissuto come qualcosa da disciplinare, domare, punire. Alessandra Lemma (psicoanalista britannica contemporanea) ha però mostrato come esistano anche tentativi riparativi: i tatuaggi, per chi ha vissuto traumi, possono rappresentare il tentativo di trasformare il corpo da oggetto passivo a soggetto attivo, ridisegnando quei confini identitari che il trauma aveva dissolto. Che si cerchi di controllare ossessivamente il corpo attraverso diete estreme, che lo si ferisca attraverso l'autolesionismo, o che si tenti di riappropriarsene scrivendoci sopra la propria storia, tutti questi comportamenti nascono dalla stessa radice: un Io-pelle danneggiato che cerca disperatamente di ripararsi.
La differenza sta nella direzione: alcuni modi distruggono ulteriormente la relazione con il corpo, altri cercano di ricostruirla.
La psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI) ha dimostrato scientificamente questa connessione: stress cronico e traumi non elaborati attivano reazioni nel corpo - cortisolo elevato, sistema immunitario indebolito, infiammazione cronica - che portano a malattie cardiovascolari, diabete, disturbi autoimmuni, depressione. Le esperienze infantili traumatiche aumentano significativamente il rischio di patologie croniche: il trauma resta impresso nel corpo per decenni.
Il cerchio si chiude: un Io-pelle danneggiato nell'infanzia porta a difficoltà emotive che si manifestano nel corpo in modi diversi - dall'autolesionismo alla somatizzazione, dai disturbi alimentari alle malattie croniche. Ma questa relazione può essere riparata: ascoltare i segnali del corpo senza giudicarli, accogliere il corpo che si ha abbandonando l'ideale impossibile, prendersi cura con gentilezza significa ricostruire quella membrana protettiva dell'Io-pelle. Significa smettere di combattere il proprio corpo e iniziare a trattarlo come un alleato.
Il corpo non è un oggetto che possediamo, ma un soggetto con cui siamo in continua relazione.
Abitare il proprio corpo con consapevolezza e compassione - riconoscendone la storia, accettandone i limiti, ascoltandone i messaggi - è forse una delle forme più profonde di amore verso sé stessi.